Carla Lattanzi, il blog

Giornale di bordo di una copywriter: un viaggio tra le parole scritte e la comunicazione.

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Blogger: carlalattanzi
Nome: Carla Lattanzi
Copywriter e business writer, appassionata di comunicazione e letteratura. Ho un sito: www.carlalattanzi.it, ovvero Guida alla scrittura quotidiana.

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venerdì, 27 aprile 2007

Il marketing scopre l'annuncio di lavoro

searchLeggo sul Corriere della Sera di oggi che è in atto una nuova tendenza del marketing: creare un look pubblicitario agli annunci di ricerca del personale. "Veniamo da anni di monotonia grafica tremenda, roba da non distinguere un annuncio mortuario da una ricerca di personale", dice Maurizio Sala, direttore creativo in Armando Testa.

E allora via con le immagini accattivanti, i colori, le belle ragazze, in una gara di creatività dove soprattutto le aziende meno note cercheranno di spiccare. Inizia un'era dove l'identità del brand deve completarsi con un annuncio coerente. Il che significa che il reparto marketing dovrà cedere un pezzettino di budget all'ufficio personale.

Ma come al solito in Italia arriviamo per ultimi perché "altrove il recruiting creativo esiste da anni", come dice Sala. L'articolo (pagina 39) contiene anche i consigli per non sbagliare il colore.
postato da: carlalattanzi alle ore 08:43 | permalink | commenti
categorie: marketing, tendenze
venerdì, 20 aprile 2007

Tre errori in una email = un dito nel naso

finger_nose_miniMi piace l'ironia con cui riesce a metterci in riga Beppe Severgnini. Sentite che dice a proposito dell'ortografia:

[...] Soprattutto non dite: "Che importanza hanno queste cose?".
Ve lo dico io, che importanza hanno: poca, a patto di saperle.
L'ortografia, come l'eleganza e l'educazione, è una qualità che non si compra, ma s'impara: ecco perché resta preziosa. Tre errori in una email valgono un dito nel naso a tavola: si può fare, ma non aiuta.
Succede di scivolar scrivendo: basta ammetterlo, rialzarsi e non cascarci più.
(PS. I correttori automatici? E' come saper nuotare solo col salvagente).


Ognuno ha le sue parole-trappola; io ho fatto un elenco delle mie, ma il metodo migliore resta quello di alzarsi dalla sedia e prendere in mano il vocabolario. Perché, parafrasando Moretti, chi scrive male vive male.
postato da: carlalattanzi alle ore 10:54 | permalink | commenti (3)
categorie: scrivere bene
giovedì, 19 aprile 2007

Diventare un bravo copy? Guarda Oprah...

In una news che mi arriva dall'AWAI - American Writers and Artists Association, c'è una di quelle lezioncine che mi lasciano sempre interdetta all'inizio perché di apparente, eccessiva semplicità.
Poi però se ci pensi, c'è del buono. E poi l'AWAI non è mica una qualunque...

Qui sopra: una puntata dell' Oprah Winfrey Show dove Tom Cruise assale la nota conduttrice...

Vi incollo qui il succo della lezione che in sostanza dice: voi copy siete degli snob, un po' intellettuali sempre a caccia di tendenze e di sofisticazioni linguistiche. Invece per parlare con il popolo dovete anche sapere cosa piace al popolo. E allora...

Many copywriters struggle with this crucial part of the
writing process - but AWAI member CJ Matthews offers
these seven strategies that can help:

1) Watch Oprah.
This is perhaps the best way to know what mainstream
America is talking about and interested in. Keep a
notepad nearby.

2) Watch other popular TV shows.
TV is a time sucker, so limit how long and how often you
watch it. Concentrate on choosing programs that match
the viewing tastes of your prospect universe. Popular
magazines, conversations with friends, and TV Guide can
help you do that.

3. Read The National Enquirer.
With one of the largest subscription bases in the
nation, The Enquirer almost certainly represents the
viewpoints of many of your prospects. Even if you don't
read the articles, it's a great place to find headline
ideas.

4) Read People magazine.
Like The Enquirer, People (and similar publications) can
give you insights into the key interests, beliefs, and
desires of most of your prospects. Supplement with their
online counterparts, too, including www.people.com and
E! Online (www.eonline.com).

5) Watch popular movies.
As far back as 1966, Eugene Schwartz understood what a
valuable resource this could be - and he made sure he
saw any movie that grossed over $1 million. Today, that
translates to movies grossing $50 million or $100
million.

6) Ask questions.
When you talk to people on a casual basis - on the
phone, at parties, over coffee - ask the kind of
questions that encourage them to reveal their inner
thoughts and feelings. Then LISTEN to what they say.

7) Go to online discussion boards.
As with TV, you have to be careful to limit the time you
spend on the Internet. Go only to boards that would
interest your prospects. For example, if you're writing
a financial package, you wouldn't want to go to a
discussion group about soap operas. Many popular
websites - like MSN, CNN, and AOL - have links to a wide
variety of discussion boards on their home pages.



Il tutto sarebbe da riportare alla nostra realtà... Avete dei contributi su questo argomento?
postato da: carlalattanzi alle ore 12:39 | permalink | commenti
categorie: attrezzi per copy
mercoledì, 18 aprile 2007

Mini, un pressing implacabile

Il marketing di Mini fa venire in mente Nereo Rocco, non per il catenaccio bensì per la marcatura a uomo, mai visto un pressing così implacabile. Il target è lì, al centro dell’area, pardon del mercato, e loro non lo mollano mai: sanno tutto di lui, lo seguono come un’ombra, ne anticipano i desideri, gli costruiscono attorno un mondo bellissimo, lo coccolano, gli trovano lavori, gli arredano la casa, gli fanno le valigie quando parte, lo fanno divertire…
Nicola Giorgi, brand manager Mini, li chiama i ‘Territori della marca’ e mentre ne fa l’elenco: “Siamo attivi nel cinema, design, community, punti vendita, brand experience, web, eventi, guerrilla marketing…” ci si accorge che non manca niente, c’è l’universo mondo, tutto, al completo.

Da un articolo uscito su "Prima Comunicazione" numero 371, Marzo 2007.
postato da: carlalattanzi alle ore 10:07 | permalink | commenti
categorie: marketing, tendenze
martedì, 17 aprile 2007

Gli esperti di PR rischiano l'esaurimento nervoso?

puzzle_verde_piccoloCome si fa a fare relazioni pubbliche in un mondo dominato dalle pratiche di networking imposte dai social media?
E' l'argomento di un seminario che si è tenuto a Roma presso il Centrostudi Comunicazione. Nel sito del Centrostudi trovate un articolo chiaro e dettagliato di Marco Pisano sui temi del seminario e sul significato di parole come:
  • blogosfera
  • social media
  • RSS
  • Wiki
  • bookmarking
  • sharing e così via, fino a Second Life.
Se eravate rimasti un po' indietro sui fenomeni web, siete obbligati alla lettura.

Photo by kind permission of the author, Nick Benjaminsz.
postato da: carlalattanzi alle ore 10:57 | permalink | commenti (3)
categorie: tendenze

CreativitĂ  che abbronza

Ho trovato su Disruption, un blog innovativo sulla creatività pubblicitaria, una campagna stampa carinissima di Hawaiian Tropic, nota marca di abbronzanti.
E' la seconda puntata di un bell'esempio di pensiero laterale.
Due pagine senza una scritta... Certo un'idea che ha fatto a meno del copy.
postato da: carlalattanzi alle ore 10:17 | permalink | commenti
categorie: advertising

Big Idea Chair by Yahoo

Sta per essere assegnata la Big Idea Chair!
La cerimonia di premiazione avverrà il 22 aprile. Chi vincerà la poltrona?
Intanto vi segnalo il sito: http://www.bigideachair.com/bic.html
postato da: carlalattanzi alle ore 09:44 | permalink | commenti
categorie: advertising
lunedì, 16 aprile 2007

La dittatura del tu

Ho letto un articolo proprio carino sull'invadenza / invasione del "tu" nel linguaggio pubblicitario e aziendale.
Era sul Corriere della Sera di Sabato 14 aprile 2007.
Non aggiungo altro, perché ho visto che lo ha già commentato Luisa Carrada sul suo blog e vi giro il link:
http://mestierediscrivere.splinder.com/
postato da: carlalattanzi alle ore 18:29 | permalink | commenti
categorie: attrezzi per copy

Sul web, 23 è meglio di ventitré.

Giusto oggi ho ricevuto un'altra Alertbox sul modo migliore di scrivere i numeri nel web.
Una guida utilissima, basata sugli studi di eyetracking.

Riassumo qui, come promemoria rapido anche per me, i consigli di Jakob Nielsen in proposito:
  • Scrivi i numero con le cifre, non con le lettere  (23, non ventitré)data_perspective
  • Usa le cifre anche quando il numero è la prima parola di una frase o di una lista puntata
  • Usa le cifre per numeri sino a un miliardo
    • 2,000,000 è meglio che due milioni
    • Due trilioni è meglio di 2,000,000,000,000 perché la maggior parte delle persone non riesce a interpretare tanti zeri
    • Come compromesso, puoi usare  le cifre per gli elementi significativi e scrivere l'ordine di grandezza come parola. Per esempio: scrivi 24 miliardi (non ventiquattro miliardi per 24,000,000,000).
  • Scrivi per esteso i numeri che non rappresentano fatti specifici. Esempio: se dici "abbiamo intervistato mille utenti per scoprire che...". Questo numero non è proprio un dato, serve a dare un'idea degli scopi della ricerca. Ma se affermi il numero esatto è meglio usare le cifre (esempio: abbiamo testato 2692 utenti).
Ho tradotto io dall'inglese, ma aggiungo il link. Se trovate la magagna, scrivetemi pure: scrivi@carlalattanzi.it.

L'articolo si trova qui: http://www.useit.com/alertbox/writing-numbers.html.
postato da: carlalattanzi alle ore 18:23 | permalink | commenti
categorie: web writing

Le briciole di pane, ancora e sempre utili

L'ultima Alertbox, la celebre newsletter di Jakob Nielsen, ha come argomento le breadcrumbs, le briciole di pane. Nielsen ne raccomanda l'uso definendole increasingly useful.

Le briciole di pane sono quel percorso che indica al navigatore in che punto del sito si trova, esempio: Home> Giocattoli> per esterno> 5-6 anni. Ecco cosa dice Nielsen:

web_browser Despite their secondary status, I've recommended breadcrumbs since 1995 for a few simple reasons:

  • Breadcrumbs show people their current location relative to higher-level concepts, helping them understand where they are in relation to the rest of the site.
  • Breadcrumbs afford one-click access to higher site levels and thus rescue users who parachute into very specific but inappropriate destinations through search or deep links.
  • Breadcrumbs never cause problems in user testing: people might overlook this small design element, but they never misinterpret breadcrumb trails or have trouble operating them.
  • Breadcrumbs take up very little space on the page.
E conclude aggiungendo un argomento non da poco: il nuovo sistema operativo Microsoft, Windows Vista, prevede l'utilizzo delle briciole di pane. Siccome l'utilizzatore non sempre distingue bene tra i tools del sistema operativo e quelli del web browser, dice Nilesen, ecco che le breadcrumbs saranno sempre più  richieste o addirittura date per scontate. Morale: organizzatevi e cominciate  a ispirarvi a Pollicino...

Mi fa piacere perché io ci ho sempre creduto e le ho inserite dal primo giorno nel mio sito www.carlalattanzi.it.
postato da: carlalattanzi alle ore 11:17 | permalink | commenti
categorie: web writing
venerdì, 13 aprile 2007

500 wants your ADV

C'è ancora tempo per partecipare al concorso creativo della nuova 500 FIAT. Sono ammesse idee di viral marketing, guerrilla marketing, mobile, internet o anche ADV classico.

Il link è questo:
http://www.fiat500.com/index.asp?intro_nick

La macchina è veramente carina. Perché non provare? Fino al 30 aprile.
postato da: carlalattanzi alle ore 11:09 | permalink | commenti
categorie: advertising

La creativitĂ  italiana: piĂą giacca di Armani che tigrato di Cavalli

uomo_bend_pLeggo su Affari Italiani un'intervista a Emanuele Pirella che commenta gli scarsi risultati italiani al festival della pubblicità di Cannes, intonando un canto funebre sulla nostra creatività.

Se vi occupate anche lontanamente di comunicazione, l'intervista è tutta da leggere. Io vi cito questi passaggi che mi sembrano degni di riflessione e che condivido in pieno:

In cosa sbagliamo?
"Molti creativi considerano la pubblicità  un prolungamento della televisione, che da noi è di livello piuttosto basso. Negli spot ci sono sempre Bonolis, Fiorello, Aldo, Giovanni e Giacomo, la Marcuzzi, la Stefanenko... Così le campagne somigliano agli spettacoli televisivi e non si possono presentare all’estero. Se a Cannes mostrassimo la Ventura o la Gialappa’s  ci prenderebbero per matti, non capirebbero, anche perché questi personaggi non sono usati come interpreti dentro una storia divertente, ma solo come testimonial, sfruttandone la notorietà, prendendoli tali e quali dalla tv. Così ci precludiamo ogni possibilità di qualità e comprensione. Anche gli altri Paesi usano le celebrità ma le star sono subalterne alla storia e spesso hanno un ruolo sorprendente e autoironico".

Le aziende condizionano la creatività?
"Questo è un altro problema: c’è una diffusa richiesta da parte dei clienti di una sorta di 'positività a tutti i costi': nelle campagne non ci deve essere nessun accenno negativo, nessun problema, nessun equivoco. Tutto deve essere positivo e 'aspirazionale', un aggettivo che  mi fa venire l’allergia, cioè il target che consuma il prodotto deve essere sempre rappresentato al meglio. Lanci dei biscotti? Allora non può mancare il tale che si risveglia col pigiama senza una piega e tutto bello pettinato. Ma come si fa? In nome dell’'aspirazionalità' negli spot italiani vengono presentati dei modelli  mistificanti che non esistono nella realtà e questo ci impedisce di essere realistici ma anche divertenti".


Un epicedio della nostra pubblicità. E come dargli torto? Ma Pirella traccia anche un percorso per uscire dal pantano:

Quali sono le nostre specificità?
"La nostra creatività somiglia più alle giacche di Armani che non al tigrato di Cavalli: noi tendiamo al minimal, al classico, ad una piacevole armonia di fantasia e innovazione, come quella dei designer che lavorano per Alessi. Sappiamo relativizzare, sdrammatizzare, siamo capaci di provocare con eleganza. L’ironia è nelle nostre corde, anche se non è quella inglese ma piuttosto quella dolce-amara espressa da  registi come Risi, Scola, Monicelli. Queste sono le cose che dobbiamo recuperare per ritrovare la nostra identità creativa.

Una considerazione: l'intervista risale al 2005. Ogni singola parola è ancora valida. Anzi, il fenomeno dei testimonial è in netta espansione.
postato da: carlalattanzi alle ore 10:18 | permalink | commenti
categorie: advertising