Una breve storia dei tipi di specchio dall'antichità a oggi, esempi di uso degli specchi nella mitologia e nella letteratura, alcune riflessioni (è il caso di dirlo) sul loro uso oggi. E tante immagini di specchi antichi e moderni, comunque originali.Il filologo classico è uno che risale la storia di un testo attraverso i secoli, per arrivare alla versione originale o più vicina possibile a quella scritta dall’autore medesimo, come era prima che fosse corrotta dalle vicissitudini del supporto fisico (papiro o codice di pergamena), dagli errori di copiatura degli amanuensi, dalle citazioni sbagliate in altre opere e così via. Perciò per il filologo è così importante capire come si generano gli errori.
il saut du même au même
Uno degli errori più frequenti si verifica quando copiamo un testo. Non sempre è copia-incolla in mala fede, talvolta si copia per citare un passo letterario, o per riportare un articolo di giornale di cui non troviamo la versione on line.
E’ il cosiddetto saut du même au même. Mentre si copia, lo sguardo va dall’originale al proprio foglio. Quando l’occhio torna indietro, trova un punto del testo con una parola uguale a quella che ha visto per ultima. E così salta un pezzo. Una variante di questo errore è la duplicazione. Invece di saltare, si scrive due volte la stessa cosa. Leggendo i quotidiani, troverete spesso nelle colonne paragrafi scritti due volte di seguito...
il lapsus psicologico
Chi scrive ha in mente, a livello logico, una certa parola. Ma mentre scrive, il suo cervello distoglie l’attenzione da quella parola e si concentra su altro. Magari su un argomento che gli sta a cuore, o per cui è preoccupato. Lucia Cesarini Martinelli (in La filologia, editori riuniti 1984) racconta che la sua dattilografa, preoccupata per il proprio lavoro precario, ha scritto in tutto il testo che le era stato richiesto: impiego al posto di impegno e assunzione al posto di assoluzione. E anche questi errori qui capitano spesso...
la banalizzazione
Il cervello si sa, vede quello che gli va di vedere. Se si trova davanti a una parola difficile, che non fa parte del suo vocabolario abituale, piuttosto che sforzarsi o ammettere l’ignoranza, sostituisce la parola nemica con una a lui più nota. Cioè banalizza.
E’ il caso (purtroppo) di molti giornalisti. Cesarini Martinelli ricorda che anni fa era di moda la parola cogestione, che diventava quasi sempre la congestione. La collazione diventa colazione, meriggio diventa pomeriggio, Antonioni (il regista) veniva spesso citato come Antognoni (il calciatore, vuoi mettere).
Anni fa, il criterio della lectio difficilior mi salvò mentre facevo editing di una lettera scritta in bozza da una collega a un personaggio importante. Lei era irraggiungibile e la lettera andava spedita immediatamente. Molti nomi citati nella missiva erano dubbi, perché altre fonti davano diverse versioni. Scelsi per ogni nome la versione più difficile e mi andò bene.
Altri errori deliziosi sono quelli dei bambini, come sa ogni mamma. Entrambe le mie figlie da piccole volevano “Il pane con la Nuotella”. Lungi da me correggere quel meraviglioso errore, mentre immaginavo una voluttuosa nuotata nella crema alla nocciola, quasi come Paperone nei dollari.
Leggere questo passo mi ha sollevato dalla sensazione di essere una strana persona. Ogni volta che mi viene chiesto di scrivere un mio curriculum o breve nota biografica, rivivo un malessere simile a quello descritto con semplicità da Calvino.
Conoscere - fare - amare - condividere. To know, to do, to like, to share. Queste sono le dimensioni del web. Al centro di tutto c'è I AM what I say...il blog.
La prima è Codice: dal latino caudex, il tronco di legno. Un bel "ciocco" da cui si cominciarono a ricavare le tavolette per scrivere. Un insieme di tavolette da leggere una dopo l'altra, con l'andamento tipico del libro (anche se fino al IV secolo dopo Cristo il libro "dotto" aveva la forma del rotolo di papiro).
Leggo su "Italia Oggi" di venerdì scorso un articolo a firma di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di SDA Bocconi nell'area strategie aziendali e presidente del Comitato Scientifico di Assodigitale.Mentre la nostra partecipazione a un sito internet non è immediatamente percepita da terzi, se non tramite un nostro contributo attivo in forma verbale (forum, chat, sistemi di instant messaging), servizi come SecondLife valorizzano la nostra presenza, rendendoci immediatamente e semplicemente visibili agli altri e, significativamente, a noi stessi. Liberare Internet dalla schiavitù della mediazione verbale, ancor più nella sua complessa versione testuale, è la grande scommessa dei social network visuali.