Non vi sarà sufggito ieri sotto l'ombrellone l'
articolo del Corriere della Sera "Italia, il Paese delle donne nude".
Il Financial Times nota come gli altri europei trovino la nostra Italia piena di donne scollacciate oltre il buon gusto e si domanda perché lo stesso ambiente pubblicitario non sappia offrire altro.
Certo non ci voleva il FT, bastava un po' di osservazione non assuefatta, ma bene ha fatto il prestigioso giornale a stigmatizzare questo fenomeno.
Perché ci siamo ridotti così? Le risposte richiederebbero un'analisi che supera le possibilità di un blog. Ma spero che l'uscita di ieri suoni come una sveglia per i creativi pubblicitari.
Che aspettate a tirare fuori la creatività, quella vera? Non vi sembra sfacciatamente facile vendere qualunque, ma qualunque cosa, esibendo donnine provocanti? Perfino gli spot radiofonici, non potendo mostrare corpi nudi, ricorrono a pesanti ammiccamenti e doppi sensi nei testi, tanto da far sembrare ogni donna che vi compare come una pericolosa ninfomane, adultera o adescatrice da quattro soldi.
Dal vostro target vi sta arrivando una voce, che dice in coro una sola parola: BASTA. Questo target, cominciate a studiarlo un po' meglio perché siamo in molti a essere schifati. Persino per vendere alle donne usate corpi femminili in pose esplicite. Personalmente non ne posso più e sto ricorrendo, come ribellione privata, all'acquisto di oggetti no logo, evitando accuratamente di comprare quelli che ricorrono a certa pubblicità.
La regressione culturale del nostro Paese è visibile anche dalla scelta che stanno attuando i suoi pubblicitari.
Che si risparmiano e vanno al minimo. Vanno a gonfie vele.