Carla Lattanzi, il blog

Giornale di bordo di una copywriter: un viaggio tra le parole scritte e la comunicazione.

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Blogger: carlalattanzi
Nome: Carla Lattanzi
Copywriter e business writer, appassionata di comunicazione e letteratura. Ho un sito: www.carlalattanzi.it, ovvero Guida alla scrittura quotidiana.

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martedì, 02 ottobre 2007

Passeggiate sugli specchi

cornice_specchioAvevo promesso di riportare qui nel blog una mia piccola selezione di passi letterari sugli specchi, ed eccomi qua.
Svolsi questo lavoro per la Fiam, che voleva pubblicare in occasione del Salone del Mobile di Milano, alcuni passi celebri scrivendoli su una nuova collezione di specchi design.

"Guarda il tuo specchio e ti apparirà un volto
che ben sopravanza le mie futili invenzioni
spegnendo i miei versi e dando a me disdoro.
.....
Giacché a nessun altro scopo mirano i miei versi
che a dir delle tue grazie e dei tuoi doni,
e molto, molto più di quel che sta in un verso mio
il tuo specchio ti mostra, quando tu vi guardi".


William Shakespeare, Sonetti, CIII.


«Fingiamo di poterci entrare,
fingiamo che lo specchio sia morbido come un velo,
e che si possa attraversare.
Ecco, adesso sta diventando come una specie di nebbia...
Entrarci è la cosa più facile del mondo.»

Lewis Carrol, Attraverso lo specchio



"Vidi il popoloso mare,
vidi l’alba e la sera,
vidi le moltitudini d’America,
vidi un’argentea ragnatela al centro di una nera piramide,
vidi infiniti occhi che si fissavano in me come in uno specchio,
vidi tutti gli specchi del pianeta e nessuno mi rifletté…”

Jorge Luis Borges, L’Aleph



"Teco porti lo specchio di Narciso?
Questo è piombato vetro, o mascheraio.
Aggiusta le tue maschere al tuo viso,
Ma pensa che sei vetro contro acciaio."

Gabriele D’Annunzio,
specchio del Vittoriale.

postato da: carlalattanzi alle ore 11:05 | permalink | commenti (2)
categorie: caffè letterario
giovedì, 19 luglio 2007

L’errore e l’errare, non sempre nocivi

Dei miei studi di filologia classica mi è sempre piaciuta la parte che esplorava la genesi dell’errore.

Il filologo classico è uno che risale la storia di un testo attraverso i secoli, per arrivare alla versione originale o più vicina possibile a quella scritta dall’autore medesimo, come era prima che fosse corrotta dalle vicissitudini del supporto fisico (papiro o codice di pergamena), dagli errori di copiatura degli amanuensi, dalle citazioni sbagliate in altre opere e così via. Perciò per il filologo è così importante capire come si generano gli errori.

Di tutte le categorie che venivano spiegate a noi studenti, mi sono rimaste in mente alcune forse ancora utili a chi scrive oggi, anche se prevalentemente al computer.

 

il saut du même au même
Uno degli errori più frequenti si verifica quando copiamo un testo. Non sempre è copia-incolla in mala fede, talvolta si copia per citare un passo letterario, o per riportare un articolo di giornale di cui non troviamo la versione on line.

E’ il cosiddetto saut du même au même. Mentre si copia, lo sguardo va dall’originale al proprio foglio. Quando l’occhio torna indietro, trova un punto del testo con una parola uguale a quella che ha visto per ultima. E così salta un pezzo. Una variante di questo errore è la duplicazione. Invece di saltare, si scrive due volte la stessa cosa. Leggendo i quotidiani, troverete spesso nelle colonne paragrafi scritti due volte di seguito...

 
il lapsus psicologico
Chi scrive ha in mente, a livello logico, una certa parola. Ma mentre scrive, il suo cervello distoglie l’attenzione da quella parola e si concentra su altro. Magari su un argomento che gli sta a cuore, o per cui è preoccupato. Lucia Cesarini Martinelli (in La filologia, editori riuniti 1984) racconta che la sua dattilografa, preoccupata per il proprio lavoro precario, ha scritto in tutto il testo che le era stato richiesto: impiego al posto di impegno  e assunzione al posto di assoluzione. E anche questi errori qui capitano spesso...

 

la banalizzazione
Il cervello si sa, vede quello che gli va di vedere. Se si trova davanti a una parola difficile, che non fa parte del suo vocabolario abituale, piuttosto che sforzarsi o ammettere l’ignoranza, sostituisce la parola nemica con una a lui più nota. Cioè banalizza.

E’ il caso (purtroppo) di molti giornalisti. Cesarini Martinelli ricorda che anni fa era di moda la parola cogestione, che diventava quasi sempre la congestione. La collazione diventa colazione, meriggio diventa pomeriggio, Antonioni (il regista) veniva spesso citato come Antognoni (il calciatore, vuoi mettere).

 Il filologo, dinanzi a due varianti entrambe valide, in questo caso sceglie la cosiddetta lectio difficilior, cioè la parola più difficile. Prende per assunto che l’errore si sia generato a partire dalla parola difficile per arrivare a quella più semplice, e non il contrario.

Anni fa, il criterio della lectio difficilior mi salvò mentre facevo editing di una lettera scritta in bozza da una collega a un personaggio importante. Lei era irraggiungibile e la lettera andava spedita immediatamente. Molti nomi citati nella missiva erano dubbi, perché altre fonti davano diverse versioni. Scelsi per ogni nome la versione più difficile e mi andò bene.

Ce ne sono molti altri di errori classificati, alcuni non più attuali perché è finito il tempo dei copisti medievali. Ma altri invece sempre in auge, perché la mente umana segue gli stessi sentieri.


 

E a proposito di sentieri, errore viene dalla parola errare, che vuol dire “andare vagando”. E vagando ci si può allontanare dalla meta per raggiungerne un’altra, ma non necessariamente sbagliata.

Un errore cioè, può essere anche utile, anzi di più: creativo. Nell’ideazione di headline per la pubblicità, il copywriter spesso si avvale proprio di un errore per arrivare a una frase originale, spiazzante e proprio per questo destinata a farsi notare. (Metti un tigre nel motore...ricordate?)

Gianni Rodari, nella Grammatica della fantasia (Einaudi), ricorda come nella Cenerentola di Charles Perrault fu proprio un errore di trascrizione a far diventare la scarpina della fanciulla di vetro (verre) invece che di vaire (pelo, pelliccia). Chi si sarebbe appassionato a una scarpa di pelo abbandonata sulla scala alla fine del ballo? Nemmeno fosse stata una Manolo Blahnik... Il cristallo invece è tutta un’altra cosa. 

 
Altri errori deliziosi sono quelli dei bambini, come sa ogni mamma. Entrambe le mie figlie da piccole volevano “Il pane con la Nuotella”. Lungi da me correggere quel meraviglioso errore, mentre immaginavo una voluttuosa nuotata nella crema alla nocciola, quasi come Paperone nei dollari.

giovedì, 05 luglio 2007

Scrivere la propria vita, un'angoscia

"Ogni volta che rivedo la mia vita fissata e oggettivata sono preso dall'angoscia, soprattutto quando si tratta di notizie che ho fornito io [...] ridicendo le stesse cose con altre parole, spero sempre d'aggirare il mio rapporto nevrotico con l'autobiografia".

Italo Calvino (lettera a Claudio Milanini, 27 luglio 1985)

scrivere la propria vita, che angoscia!Leggere questo passo mi ha sollevato dalla sensazione di essere una strana persona. Ogni volta che mi viene chiesto di scrivere un mio curriculum o breve nota biografica, rivivo un malessere simile a quello descritto con semplicità da Calvino.
Eventi in cui abbiamo infuso anni di emozioni e fatiche fissati in una riga, semplici attestazioni che invece fanno una grande impressione. Tutto "oggettivato" in date, numeri, nomi di luoghi e in parole ripetitive: esperienza, conseguire, ottenere, collaborare.

Forse dovremmo fare come Calvino, provare ridire le stesse cose in un'altra maniera.
postato da: carlalattanzi alle ore 08:07 | permalink | commenti
categorie: caffè letterario, le parole per dirlo
mercoledì, 13 giugno 2007

Parole nere, parole dell'anima

La parola abbaglia e inganna
perché mimata dal viso.
Ma le parole nere sulla pagina bianca
sono l'anima messa a nudo.

                               Guy de Maupassant
Quante volte, nella vita privata e professionale, due righe (o anche  di più) mi hanno permesso di risolvere situazioni intricate e faticose per la psiche.
Quanto è vero che chi legge le nostre parole "ci legge".

Oserei dire che nessuno è insensibile alle parole scritte col cuore da un'altra persona.
postato da: carlalattanzi alle ore 16:13 | permalink | commenti
categorie: caffè letterario
lunedì, 11 giugno 2007

Arriva aNobii, il social network dei libri

Per appassionati di libri sarà quello che è You Tube per i video e Flickr per le foto... Come farne a meno?

Nel fine settimana sono venuta a conoscenza del fenomeno aNobii, il bookcrossing, il modo più friendly per: trasportare la propria libreria fisica in un sito, conoscere quanti altri hanno i libri che ti interessano, sapere come li hanno commentati, farsi una lista dei desideri e altro.

Ci si iscrive in pochi secondi e si inizia a creare la propria libreria. L'interfaccia è semplice e intuitiva.
Le logiche sono quelle dei social network, quindi visibilità dei propri spazi agli altri utenti, commenti pubblici (ma c'è anche modo di renderli privati), ordinamento per tags.

Volendo si può anche vendere e acquistare, ma credo che le transazioni si facciano privatamente e offline.

In un primo momento ho pensato che questa novità toglierà un po' di spazio a chi, come me, voleva creare nel proprio sito o blog degli spazi per commentare e segnalare libri.
Ma si sa, ai fenomeni della rete è inutile opporsi. Se sono validi,  bisogna subito trovare il modo di servirsene al meglio. Partecipare è meglio che resistere.

Un articolo esaustivo su aNobii lo trovate su Apogeonline.

Ah, dimenticavo: aNobii deriva dal nome scientifico del tarlo del legno, anobium punctatum, che nei paesi di cultura anglosassone è definito bookworm, verme dei libri.
postato da: carlalattanzi alle ore 11:54 | permalink | commenti (2)
categorie: tendenze, caffè letterario, web stuff
venerdì, 08 giugno 2007

Scrivere, una forza divina

Ieri mi sono trovata a rileggere un bel passo dello Ione di Platone, dove Socrate parla delle emozioni che la parola desta nell'animo del poeta e che contagia tutti quelli che entrano in contatto con il suo testo, così come il magnete attira a sé tutti gli oggetti di ferro:

venus«Ciò che ti spinge non è la tecnica, ma una forza divina, come accade nella pietra che Euripide chiamò "magnetica" e che in genere chiamano "di Eracle": questa pietra non solo attira a sé gli anelli di ferro, ma conferisce ad essi la forza di fare lo stesso con altri anelli, cosicché si crea talvolta una lunga catena di anelli di ferro tra loro collegati... allo stesso modo la Musa prende possesso dei poeti e attraverso loro si crea una catena di persone ugualmente in stato di entusiasmo.»

Una descrizione forte come sempre lo sono quelle degli autori greci antichi: per loro dentro le parole c'erano le cose e parlare significava evocare.
Una riflessione. Anche secondo me per scrivere nel senso creativo, cioè scrivere da scrittore, occorre una ispirazione divina, qualcosa che viene dal lontano e dal profondo.
Quindi rimango piuttosto in imbarazzo davanti ai tentativi ricorrenti di spiegare "la tecnica" di questa scrittura.

Mentre è normale e auspicabile che si tenti di spiegare la scrittura professionale (quella dei copywriter, di chi scrive per il business), mi sembra improbabile che emergano dei novelli Calvino o Ungaretti per mezzo di siti,  libri e fascicoli.
Che ne pensate?
postato da: carlalattanzi alle ore 08:50 | permalink | commenti
categorie: caffè letterario
giovedì, 31 maggio 2007

Nulla dies sine linea

pennadocaSulla scrivania ho un segnalibro che dice: Nulla dies sine linea. Neanche un giorno senza (tracciare) una linea.

La frase è di Plinio il Vecchio e si trova nella Naturalis Historia, capitolo 35.
Plinio dice che Apelle, il famoso pittore, non lasciava passare nemmeno un giorno senza esercitarsi nel disegno.

Emile Zola fece propria questa frase, capolavoro di sintesi e scorrevolezza, e interpretò linea come "riga di testo". Quindi la frase divenne: neanche un giorno senza scrivere una riga. Un bel motto per noi bloggers e una bella soddisfazione per Plinio.
postato da: carlalattanzi alle ore 09:32 | permalink | commenti
categorie: caffè letterario
lunedì, 28 maggio 2007

Parole inutili, anche nel futuro galattico

trilogiaMesi fa ho letto la Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov. Bellissimo, tra l'altro base concettuale della saga di Guerre Stellari.

Mi è rimasto nella memoria un passo, condiviso tempo addietro con gli iscritti alla mia newsletter.

Siamo in un futuro dove l'intera Galassia è popolata e i pianeti che inizialmente facevano parte dell'Impero galattico, ormai ridotto a puro nome, hanno contatti tra di loro. Non sempre amichevoli.

La Fondazione rischia di essere attaccata dal vicino pianeta di Anacreon perché si è fidata di 3 documenti scritti in linguaggio ampolloso e oscuro.
Ma tolte le parole inutili si scopre che...

Clicca per leggere.

Isaac Asimov, Trilogia della Fondazione, Oscar Mondadori, 628 pagine.
postato da: carlalattanzi alle ore 12:09 | permalink | commenti (1)
categorie: caffè letterario