Carla Lattanzi, il blog

Giornale di bordo di una copywriter: un viaggio tra le parole scritte e la comunicazione.

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Blogger: carlalattanzi
Nome: Carla Lattanzi
Copywriter e business writer, appassionata di comunicazione e letteratura. Ho un sito: www.carlalattanzi.it, ovvero Guida alla scrittura quotidiana.

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mercoledì, 31 ottobre 2007

Una pausa per "i Santi"

No, non è il ponte di Halloween. E' il ponte dei "Santi". Resisto a questa festa aliena dalla Tradizione, a questo format americano bell'e impacchettato, a questo altro carnevale in versione horror.
Non amo le ronde sfrenate di ragazzini che battono palmo a palmo negozi e condomini al grido di "dolcetto o scherzetto".
(nota uditiva: dalla finestra ascolto petardi da ore)

In ogni caso, mi ritiro qualche giorno in campagna. Pausa.

Prima della festa, vi lascio una cosa simpatica che ho sentito alla radio.
Si tratta di un "palindromo circolare", e mi risuona in testa da qualche giorno:

GIRAFFA ILLUSA FECE FASULLI AFFARI.

Non è delizioso? La magia delle lettere che possono creare frasi serissime ma anche parole-gioco, solo per divertirsi.
E' festa, divertiamoci un po'.
postato da: carlalattanzi alle ore 18:20 | permalink | commenti (4)
categorie: le parole per dirlo
giovedì, 04 ottobre 2007

Dal D-day al V-day. Cambio di consonante (e di stile).

Dal D-day, il giorno dello sbarco in Normandia delle truppe anglo-americane durante la  II guerra mondiale, è partito l'uso, tutto anglosassone, di intitolare "sostantivo + day" un giorno speciale. Per commemorare un evento o per manifestare pro o contro qualcosa.
Ed ecco il Thanksgiving day, l'Independence day, e il più recente no tax day.

L'espressione ha conservato, per la quindicina di anni che ci siamo lasciati alle spalle, un'aura di solennità e serietà. Ma ultimamente in Italia, dopo il Barrichello day lanciato dalla "Padania" e altre amenità (dove lo mettiamo il maiale di  Calderoli?) si è arrivati allo sbeffeggiamento sistematico.
Fino a raggiungere il culmine, pochi giorni fa, da parte del popolo di Grillo che ha celebrato il V-day, dove la "V" sta per vaffa...

Come tutte le cose troppo usate, alla fine la formula "sostantivo+ day" si è svilita, per rimanere un guscio vuoto. Pensate che la Repubblica, il giorno della celebrazione della famiglia ha titolato: IL GIORNO DEL FAMILY DAY.

Trovate un articolo dettagliato su Treccani - lingua e linguaggi.
postato da: carlalattanzi alle ore 16:24 | permalink | commenti (4)
categorie: scrivere bene, le parole per dirlo
martedì, 02 ottobre 2007

La letteratura si attraversa, non si sbrana

Ho dato al post precedente il titolo "passeggiate" e questo mi ha richiamato alla memoria il consiglio di Scevola Mariotti, illustre filologo classico (quello del vocabolario di Latino) e mio professore quando studiavo alla Sapienza di Roma.

Noi studenti ci sedevamo per l'esame, e attaccavamo: "Professore, vorrei dunque illustrare questo bran..."
E ci interrompevamo, vedendo la sua espressione accigliata e l'irrigidirsi della postura sulla poltrona di pelle.

"Non dite brano, non dite mai BRANO in mia presenza", diceva allora Mariotti. "Ma le pare, signorina, rifletta su questa parola: brano, sbranare... La letteratura si attraversa a passi, non si sbrana. Dica: PASSO, voglio illustrare questo passo."

E da allora non ho più pronunciato volentieri la parola brano.

postato da: carlalattanzi alle ore 15:00 | permalink | commenti (3)
categorie: scrivere bene, le parole per dirlo
giovedì, 05 luglio 2007

Scrivere la propria vita, un'angoscia

"Ogni volta che rivedo la mia vita fissata e oggettivata sono preso dall'angoscia, soprattutto quando si tratta di notizie che ho fornito io [...] ridicendo le stesse cose con altre parole, spero sempre d'aggirare il mio rapporto nevrotico con l'autobiografia".

Italo Calvino (lettera a Claudio Milanini, 27 luglio 1985)

scrivere la propria vita, che angoscia!Leggere questo passo mi ha sollevato dalla sensazione di essere una strana persona. Ogni volta che mi viene chiesto di scrivere un mio curriculum o breve nota biografica, rivivo un malessere simile a quello descritto con semplicità da Calvino.
Eventi in cui abbiamo infuso anni di emozioni e fatiche fissati in una riga, semplici attestazioni che invece fanno una grande impressione. Tutto "oggettivato" in date, numeri, nomi di luoghi e in parole ripetitive: esperienza, conseguire, ottenere, collaborare.

Forse dovremmo fare come Calvino, provare ridire le stesse cose in un'altra maniera.
postato da: carlalattanzi alle ore 08:07 | permalink | commenti
categorie: caffè letterario, le parole per dirlo
martedì, 03 luglio 2007

Parole longeve, come il legno

Riflettevo su due parole, che hanno avuto una vita lunghissima, si usano nel web e hanno entrambe a che fare con il legno.
nodo_legnoLa prima è Codice: dal latino caudex, il tronco di legno. Un bel "ciocco" da cui si cominciarono a ricavare le tavolette per scrivere. Un insieme di tavolette da leggere una dopo l'altra, con l'andamento tipico del libro (anche se fino al IV secolo dopo Cristo il libro "dotto" aveva la forma del rotolo di papiro).

Una sequenza di tavolette usate come pagine diventa un codex, la forma ideale per trascrivere un corpus di leggi e regolamenti. Ecco che si avvicina il nostro codice. Il significato della parola slitta dal supporto al contenuto, e pian piano si designa con "codice" anche l'insieme di segni che è destinato a trasmettere l'informazione in un settore specifico, talvolta in forma segreta. C'è il codice della strada, il codice della navigazione... La parola è tornata di gran moda dopo il Codice da Vinci. Poi c'è anche il codice HTML, ovvero il linguaggio informatico che sta dietro le pagine dei siti internet. E dal nostro ciocco siamo arrivati al web.

C'è poi la parola Log, in inglese. Anche il log è un bel tronco di legno, solido e spesso quanto basta per farne il supporto di un libro. Log infatti passa presto a indicare il registro su cui appuntare le notizie relative a un periodo di tempo o a un viaggio. Tipicamente, il libro di bordo del capitano della nave è un Log.
Sul web si naviga, così il diario del navigante diventa il Web Log, da cui blog. E ancora una volta abbiamo viaggiato nel tempo, dall'umile tronco fino al tecnologico web.

Poche variazioni nel significante (la forma esteriore della parola), lungo percorso nel significato. Alcune parole non finiscono mai di stupirci.
postato da: carlalattanzi alle ore 08:01 | permalink | commenti (1)
categorie: le parole per dirlo, web stuff
lunedì, 04 giugno 2007

Parole slabbrate, come vecchi maglioni

"I concetti e le locuzioni di successo accumulano nel tempo una ambiguità irredimibile: il loro focus si scontorna, la loro ripetuta riproposizione diventa stucchevole, la loro strumentalizzazione ne instaura una regressione di credibilità."

fili_dilanaCosì dice Giuseppe De Rita sul Corriere della Sera di ieri, a proposito dell'espressione "società civile". Tutti la usano per mostrare una superiorità etica, dice in sintesi De Rita, nessuno intende coinvolgerla veramente.

E prosegue: [...] "presidenti associativi o ferventi girotondini, sindacalisti romani o neoborghesi milanesi, leader referendari o pensosi revisori costituzionali, tutti insieme appassionatamente a difendere e valorizzare un concetto di cui si son persi gli elementi costitutivi".
E conclude: "forse è tempo di ritirarlo dalla circolazione, per igiene mentale di tutti".

Di quante altre parole o espressioni si potrebbe dire lo stesso! Chi vuole parlare e scrivere bene, deve porsi prima di tutto il problema di eliminare il linguaggio sciatto, privo di vero senso e consumato dalle troppe ripetizioni.

Anni fa, per capire cosa eliminare, tenevo dei fogli e una penna vicino alla televisione: i telegiornali erano i più utili, pieni di locuzioni da cassare con la penna blu. Oggi dovremmo allargare l'elenco dei media.

In ogni caso, se le parole formano un tessuto (textum = tessuto), cerchiamo di non renderlo slabbrato.
postato da: carlalattanzi alle ore 10:06 | permalink | commenti (2)
categorie: scrivere bene, le parole per dirlo
giovedì, 31 maggio 2007

RSS, capiamo cos'è una volta per tutte. Con un video.

Molti non hanno idea di cosa siano gli RSS e non c'è niente di male.
Con il pragmatismo ordinato tipico del mondo anglosassone, gli esperti di Common  Craft hanno realizzato un video che in appena 3 minuti spiega cosa sono gli RSS e perché conviene abituarcisi.

Il video è in inglese (facile) ma ho scovato la versione con sottotitoli in italiano.



Il titolo originale è RSS in Plain English. Un ottimo esempio di divulgazione.
Valido anche l'avvertimento finale "Attenzione alla dipendenza!".

Per gli RSS oltre al modo indicato da loro nel video, ce n'è un altro ancora più semplice. In alcuni browser come Firefox (che io uso) c'è il bottoncino arancione nella barra dell'indirizzo. Basta cliccarci sopra ed è fatta.
postato da: carlalattanzi alle ore 15:14 | permalink | commenti
categorie: tendenze, le parole per dirlo, web stuff
venerdì, 04 maggio 2007

Le parole sono importantiiiiiiiiii

L'abbiamo già visto mille volte, ma non ho resistito. Questo pezzo è un cult (ma come parlo?).
Riguardatevelo, dura solo un minuto e quattro secondi. Tratto ovviamente da Palombella Rossa, di Nanni Moretti.
postato da: carlalattanzi alle ore 16:51 | permalink | commenti
categorie: le parole per dirlo
mercoledì, 02 maggio 2007

Il padre del rock e i suoi figli pigri

Ieri ho ascoltato per lunghi tratti il concerto di Piazza San Giovanni, a Roma, per il Primo Maggio. Via radio.
Poi in serata ho visto in TV i vari servizi sull'evento.
Tutti gli annunciatori sia della radio che della TV hanno parlato in continuazione di Chuck Berry e tutti, indistintamente, hanno ripetuto all'infinito "il padre del rock", "Chuck Berry padre del rock", "sale sul palco il padre del rock".
Visto che avevano cominciato nel primo pomeriggio con questo tormento, almeno quelli  della sera potevano ravvedersi e trovare qualche espressione meno scontata per l' incredibile personaggio. Invece no, Chuck Berry è per forza "il padre del rock".
E così succede ogni giorno, per tante espressioni. De profundis per la bella varietà lessicale dell'italiano, avanti tutta per il frasario giornalistico. Uno la pensa (la frase o l'etichetta), centomila la ripetono.
Viene in mente quella scena di un film (non ricordo se di Pasolini...) in cui un ragazzino sale sull'autobus a Roma, si apparta verso l'uscita, ed estratto un pennarello dalla tasca, scrive "cazzo" sul vetro della vettura, vicino ad altre mille scritte con la stessa parola.
Un anziano che è seduto lì vicino lo vede e inizia a declamare decine di modi per citare il membro maschile: dialettali, ironici, metaforici, arcaici...
Il ragazzo si vergogna e scende dall'autobus.
Chissà, forse va a San Giovanni ad ascoltare il padre del Rock.
postato da: carlalattanzi alle ore 16:53 | permalink | commenti (1)
categorie: scrivere bene, le parole per dirlo